Le famose ricerche sul computer

Massimo Bossetti, come milioni di altri italiani, e miliardi di altre persone nel mondo, ha certamente visitato siti pornografici nella sua vita ma nessun contenuto o ricerca a sfondo pedo-pornografico sono stati mai trovati all’interno del suo computer.

Ad essere più precisi, il computer del sig. Bossetti non conteneva archiviato al suo interno nemmeno un file dal contenuto pornografico. Nemmeno una fotografia archiviata!

Lo stesso Tenente Colonnello Michele Lo Russo che ha periziato per conto degli inquirenti il computer di casa Bossetti, ha dichiarato di non aver trovato altro che qualche ricerca a sfondo sessuale o pornografico ma assolutamente nulla di carattere pedo-pornografico.

Si è parlato a lungo della famosa ricerca “vagina rasata” fatta una mattina del 29 maggio 2014 alle 9.55 (poche settimane prima del suo arresto e più di tre anni dopo la scomparsa della ragazza) e attribuita senza motivo e senza certezza alcuna al sig. Bossetti nonostante la moglie Marita abbia sostenuto che quella mattina dopo aver accompagnati i figli a scuola alle 8.45  rientrò a casa e uscì nuovamente di casa alle 11.20.

Bossetti non era quindi solo in casa quella mattina, come invece scritto in sentenza. Tuttavia, tale ricerca risulta essere totalmente innocua in quanto restituisce tramite Google risultati innocenti e noiosi come consigli e opinioni su come eseguire al meglio la depilazione intima… Insomma, risultati davvero poco interessanti per un presunto “mostro pedofilo ossessionato dal sesso” e molto più probabilmente eseguita da una donna.

Se invece tale ricerca fosse davvero stata fatta dal sig. Bossetti (seppur poco probabile), dimostrerebbe la sua scarsa esperienza in materia di pornografia, in quanto al giorno d’oggi tutte le attrici e gli attori sono depilati e di certo non è necessario fare una ricerca specifica per poter visionare l’organo sessuale femminile glabro.

Inoltre, voler associare l’interesse per una vagina depilata con l’essere potenzialmente attratto da una ragazzina di 13 anni è davvero poco realistico in quanto è davvero impensabile che una bambina/ragazzina inizi a depilarsi già durante la pubertà, ossia nel suo periodo di massimo cambiamento fisiologico e ormonale.

Quale attinenza può avere?

Altra ricerca digitata nel 2014 (oltre tre anni la scomparse della povera ragazza) è la parola “tredicenni”. Ancora una volta, senza alcun motivo e senza alcuna certezza, tale ricerca fu attribuita al sig. Bossetti, nonostante il figlio all’epoca proprio tredicenne (possibile sia solo una coincidenza?) dichiarò in tribunale che non escludeva affatto di aver digitato lui quella parola in quanto era solito usare il computer di casa.

In realtà, tale stringa è molto probabilmente frutto di un ricerca automatica in quanto la presenza di una punteggiatura fortemente anomala richiama le tipiche ricerche automatiche e forzate da alcuni siti di contenuto pornografico e molto difficilmente può essere attribuita a digitazione umana.

A tal riguardo, è doveroso ricordare che in data 7 maggio 2014 alle ore 14.44 fu accertata la ricerca di video pornografici sul computer di casa Bossetti e al contempo fu accertata la presenza di Massimo Bossetti sul posto di lavoro in cantiere. Ciò dimostra che il sig. Bossetti non era il solo a fare tali ricerche e smentisce totalmente la supposizione dell’accusa che attribuisce a lui qualsiasi ricerca a sfondo sessuale sul computer di casa negli orari non di lavoro, dando senza alcun logico motivo per scontato che si trovasse per forza a casa e che fosse per forza lui e non altra persona l’utilizzatore del computer.

Inoltre, tanto si è parlato della famosa stringa “ragazzine rosse” sulla quale c’è tantissimo da dire. Per prima cosa non si sa con certezza se questa stringa sia mai stata digitata dall’uomo o sia più probabilmente il frutto di una ricerca automatica generata da una banale quanto legale visita ad un qualsiasi sito pornografico. Tale stringa, infatti, sarebbe la traduzione in italiano della ben nota stringa “redhead teenagers”, stringa contenuta in qualsiasi sito pornografico e che nulla ha a che vedere con ragazze minorenni, con la pedo-pornografia e nemmeno con la povera Yara, in quanto non era rossa di capelli, bensì castana.

Infine, è importante smentire la notizia falsa che il sig. Bossetti avesse tentato di cancellare il contenuto del suo computer con uno speciale software per occultare chissà quale file compromettente. In realtà, è stata riscontrata la semplice e banale cancellazione della cronologia del browser. Operazione eseguita da chiunque e che non cancella alcun file all’interno del computer.

Concludendo, analizzando il computer del sig. Bossetti con lucida ed imparziale razionalità, togliendosi gli occhiali del pregiudizio e della malafede, è lampante notare come questo non abbia rivelato alcun potenziale interesse del sig. Bossetti nei confronti di minori, nessuna depravazione e, di conseguenza, alcun potenziale movente.

Essendo in realtà questo un delitto “non sessuale” perché privo di qualsiasi traccia di sesso o di tentato stupro, davvero poco conta sapere se il sig. Bossetti avesse o non avesse mai visitato siti pornografici, ma si è cercato comunque e in ogni modo seppur invano di attribuirgli un “profilo da pedofilo”.

Al contrario, nulla nella sua vita (e certamente nulla che sia stato trovato all’interno del suo computer) ha potuto sostenere tale terribile supposizione. Anzi, dalla sua intera anamnesi e storia di vita, si evince chiaramente che il sig. Massimo Bossetti è una persona sessualmente normalissima e per nessun motivo poteva improvviasmente essere attratto da una bambina.

Infatti, l’accusa ha sottolineato l’incapacità di individuare un “concreto e certo movente” del delitto. Un delitto così efferato sarebbe avvenuto, quindi, senza un reale motivo.

Testi ricavati dal documentario Ignoto 1.

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