Il video del furgone

Vi ricordate il video del furgone di Bossetti che la sera di quel disgraziato 26 novembre 2010 si aggira intorno alla palestra di Brembate, alla spasmodica ricerca della sua preda? Certamente sì, visto che solitamente è una delle “prove granitiche” che i colpevolisti amano citare a sostegno della loro tesi.

A tal proposito, è bene sapere che tale filmato è stato montato e manipolato “per esigenze comunicative” e mostra dei furgoni in momenti e tempi diversi “compatibili” ma certamente non affatto riconducibili con certezza a quello del sig. Massimo Bossetti che MAI è stato realmente identificato.

“Forse” (ma non vi è alcuna certezza) è possibile riscontrare un solo passaggio di un furgone davvero molto simile al suo, in un orario di molto antecedente la sparizione della ragazza e compatibile con il normale orario di rientro a casa del muratore.

Infatti, tale filmato, pur essendo girato per mesi su tutte le TV nazionali, non è mai nemmeno entrato a processo. Se fosse stato affidabile e veritiero, al contrario, sarebbe stato un asso nella manica per l’accusa. Ma persino essa ha dovuto rinunciare alla carta lasciando, però, che nel frattempo i media continuassero a mandare in onda un filmato inaffidabile ma utile a sostenere la loro causa.

Il “mostro di Brembate” che con il proprio furgone si aggira intorno alla palestra in attesa della preda, quindi, non esisteva. E’ stato un’invenzione dei media con il solo scopo di condizionare l’opinione di noi comuni cittadini italiani (le famose “esigenze comunicative”).

A dimostrazione di ciò, riportiamo diversi video e link ad articoli di giornale che hanno trattato ampiamente e correttamente la notizia.

Una riflessione doverosa

Una riflessione sporge spontanea ed è doverosa.

Ma se un furgone bianco avesse DAVVERO girovagato e “bighellonato” (come scritto nella sentenza di secondo grado) intorno alla palestra, non sarebbe stato IMMEDIATAMENTE individuato dagli inquirenti già nei giorni successi alla scomparsa di Yara? Se un furgone sospetto fosse realmente esistito, non avrebbero dovuto e fin da subito dare la caccia all'”uomo del furgone” già nel dicembre 2010? Incrociando tutti i possessori di un furgone con la cella telefonica della palestra, sarebbero arrivati ad individuarne il titolare nel giro di pochissimi giorni!

Perché il video del furgone alla ricerca impazzita della preda che si aggirava sospettosamente intorno alla Polisportiva di Brembate Sopra è stato reso noto solo DOPO l’arresto del sig. Bossetti avvenuto nel 2014? Che senso può avere? Davvero prima nessuno aveva notato, studiando le immagini delle telecamere, un furgone sospetto aggirarsi ripetutamente intorno alla palestra?

Dubbi che il popolo italiano è lecito abbia.

La perizia che lo scagiona

Dall’articolo di Luca Telese.

L’ultima videocamera rimasta, l’ultimo fotogramma di furgone che secondo la Ruggeri era «indubitabilmente» di Bossetti è raffigurato nella telecamera 2 della ditta Polynt, in veduta laterale. Il cassone appare in tutta la sua lunghezza, ed è quello l’elemento distintivo su cui lavorano i carabinieri. Come fanno a misurarlo? Come stabiliscono che fra le tre lunghezze possibili (3 metri, 3.45 metri e 3.75 metri) si tratti proprio di un 3.45 metri, cioè quello di Bossetti? Ancora una volta, nei fascicoli dell’inchiesta, non risultano prospetti con dati di stima. E nemmeno fotogrammi lavorati con Autocad, il programma che il colonnello Lago, nella sua udienza, ha detto che era stato utilizzato dai periti dell’accusa.

Così Denti decide di utilizzarlo lui stesso. Autocad è usato dagli architetti, dai progettisti, dagli inquirenti persino dagli arredatori quando devono fissare misure certe. Funziona tutto con il calcolo delle proporzioni: in un’immagine con diverse misure o distanze, bisogna avere almeno alcune misure certe, per poter calcolare quelle che non si conoscono. A complicare le cose, anche in questo caso, c’è il problema di quanto possa aver distorto il gioco di prospettiva o l’inclinazione della telecamera. Così l’investigatore della difesa ha una idea: vede che nel fotogramma è inquadrato un cancello di ferro, quello della stessa ditta, che – ovviamente – è parallelo alla carreggiata dove transita il furgone. Lui e i suoi assistenti si armano sia di metro che di misuratore laser.

Vanno sul posto: appurano che il cancello è lungo sette metri, che è composto di 44 sbarre, ognuna larga quattro centimetri, con un intervallo di 10.05 centimetri tra l’una e l’altra. Ogni sbarra è alta 1.25 centimentri, la pianta è larga 35, l’altezza complessiva 1.70 metri. La distanza della telecamera dal cancello è 20.6. La larghezza della carreggiata, l’altezza dei marciapiedi sono tutte misurabili. Tutti questi dati, immessi su Autocad sono un tesoro. Ma per essere sicuro, per abbattere il margine di errore, a Denti serve una misura certa anche a bordo del furgone.

Allora ritorna a prendere le famose foto del Daily fatte la mattina di cinque mesi prima a Parma. Si concentra sul dettaglio della cassetta d’acciaio Butti che sta sul cassonato. Sa con certezza che è lunga 55 centimetri. Ripete la misurazione, scattando le foto che mostrerà in aula nella sua esposizione. Immette anche quel dato e quando scopre la misura che Autocad stima per il suo cassone, lui e il suo assistente Marco Biella, finiscono per abbracciarsi. Secondo il programma il cassone del furgone è lungo 3 metri. Ma quello di Bossetti, come sappiamo, è lungo 3.45.

Presi dall’entusiasmo i due si concentrano sull’ultimo tema: l’indagine con cui la Pm dice di aver vagliato tutti i furgoni simili a quello di Bossetti in tutta Italia. La procura ha proceduto così: prima ha acquisito tutti i dati sui furgoni immatricolati dalla motorizzazione. Poi ha selezionato cinque regioni del nord dal Veneto al Piemonte (escludendo, non si capisce perché, la Liguria, che pure per distanza chilometrica è molto vicina). Poi, tutte le stazioni dei comandi dei carabinieri sono andate a fare le foto di questi furgoni. Un lavoro titanico. Le hanno divise in simili e diversi. E poi – avendo stabilito che solo cinque erano simili, hanno interrogato i proprietari. Denti, scorrendo immagine per immagine, scopre che tra i furgoni scartati molto sono comunque simili a quelli di Bossetti.

Ma non si accontenta. Scopre che il criterio di selezione (limitarsi al modello Daily 3.45 metri) è sbagliato, e in aula spiega perché: «Anche la Fiat 500 è prodotta sia con il motore 1.200 che il 1.600. Ma dal punto di vista estetico è perfettamente identico». Dimostra, con le riprese, che anche la selezione cromatica è sbagliata: «Il furgone di Bossetti è color verde acqua. Ma ripreso dalle telecamere in bianco e nero, quel colore, così come il celeste, diventa bianco. Tant’è vero che quasi tutti quelli che hanno visto le immagini in tv – spiega – sono convinte che sia bianco».

Ma anche questo non gli basta. Così ribalta totalmente il criterio apparentemente scientifico (ma astratto) fissato dalla procura. Anziché partire dalla motorizzazione parte dalla strada. E piazzandosi con i suoi collaboratori nei crocevia della bergamasca, si mette a fotografare i Daily che passano. Poi controlla le targhe. Quando arrivano i responsi della motorizzazione, quelli del pool difensivo non credono ai propri occhi. Ben otto furgoni che hanno proprietari residenti nella provincia di Bergamo non compaiono nella lista della motorizzazione, e nemmeno in quella dei carabinieri. Denti scandirà questo elenco in aula per diversi minuti, esemplare per esemplare, finché la presidente Bertoja, comprendendo l’importanza non gli chiede: «È sicuro che non siano nella lista?». Denti Risponde proiettando le immagini. La Ruggeri si oppone: «Ma che lunghezza di cassone hanno? Lei per caso ha compreso anche quelli lunghi 3 metri?». Denti sgrana un sorriso criminale: «Negli otto di cui vi parlo, tutti appartenenti a proprietari residenti a Bergamo, ce ne sono sia lunghi 3 metri che lunghi 3.45 metri».

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